news ed approfondimenti

INTIMAZIONE DI PAGAMENTO: COSA SUCCEDE SE NON PAGO ENTRO 5 GIORNI?

28/03/2026


INTIMAZIONE DI PAGAMENTO: COSA SUCCEDE SE NON PAGO ENTRO 5 GIORNI?

L’intimazione di pagamento rappresenta uno degli strumenti più incisivi utilizzati dall’Agente della riscossione per sollecitare il contribuente al versamento di somme già iscritte a ruolo.

Si tratta di un atto che spesso genera preoccupazione, ma che, se ben compreso, può essere gestito con consapevolezza e tempestività.

In questo articolo analizziamo in modo chiaro e operativo cosa comporta ricevere un’intimazione di pagamento e quali sono le possibili azioni da intraprendere.


1) Cosa succede dopo una intimazione di pagamento?

L’intimazione di pagamento è un atto disciplinato dall’art. 50 del DPR n. 602/1973 e viene notificato quando è trascorso oltre un anno dalla notifica della cartella esattoriale senza che sia stato avviato alcun procedimento esecutivo.

Per il tramite di questo atto, l’Agente della riscossione invita formalmente il contribuente a pagare le somme dovute entro 5 giorni dalla notifica.

Se il contribuente non paga entro tale termine, il concessionario potrà procedere senza ulteriori avvisi con azioni esecutive, tra cui:

  • pignoramento presso terzi (conto corrente, stipendio, pensione)
  • pignoramento mobiliare (ad. es: pignoramento dell’automobile)
  • pignoramento immobiliare

In sostanza, l’intimazione di pagamento rappresenta l’ultimo “avviso” prima dell’avvio dell’esecuzione forzata.


2) Quanto tempo ho per rateizzare un’intimazione di pagamento?

Non esiste un termine specifico per la rateizzazione dell’intimazione di pagamento: il riferimento resta quello generale previsto per i debiti iscritti a ruolo.

Tuttavia, è fondamentale distinguere due aspetti:

  • Termine operativo: per evitare azioni esecutive, è opportuno presentare l’istanza di rateizzazione entro i 5 giorni dalla notifica dell’intimazione.
  • Effetti della domanda: la presentazione della domanda di rateizzazione sospende la riscossione fino alla risposta del concessionario (positiva o negativa che sia).

È quindi consigliabile agire con la massima tempestività, poiché una richiesta tardiva potrebbe non impedire l’avvio di pignoramenti o altre misure cautelari.


3) Come bloccare un’intimazione di pagamento dell’Agenzia delle Entrate?

Bloccare gli effetti di un’intimazione di pagamento è possibile, ma dipende dalla situazione concreta del contribuente. Le principali strategie sono:

a) Pagamento immediato

La soluzione più semplice è il pagamento integrale entro 5 giorni, che estingue il debito ed evita qualsiasi conseguenza.

b) Rateizzazione

Come detto, la richiesta di dilazione consente di evitare le azioni esecutive o di rimuoverle (se già avviate) con il pagamento della prima rata.

c) Istanza di sospensione

Il contribuente può presentare un’istanza di sospensione all’Agente della riscossione quando il debito è:

  • già pagato
  • oggetto di decadenza/prescrizione (ante consegna del ruolo)
  • oggetto di sgravio
  • sospeso da un provvedimento giudiziario

Questa procedura è particolarmente utile nei casi di errori o duplicazioni.

d) Ricorso giudiziale

Se l’intimazione di pagamento presenta vizi di legittimità (difetto di notifica degli atti presupposti, intervenuta prescrizione del diritto alla riscossione), è possibile impugnarla dinanzi all’autorità competente (Corte di Giustizia Tributaria o Giudice Ordinario), a seconda della natura del credito intimato.


4) Come si contesta una intimazione di pagamento?

L’impugnazione dell’intimazione di pagamento è uno strumento fondamentale di tutela, ma deve essere utilizzato correttamente al fine di non incorrere in eventuali pronunce di inammissibilità.

a) Termini per il ricorso

In linea generale, il termine è di:

  • 60 giorni dalla notifica, se le cartelle sottese all’intimazione di pagamento afferiscono a tributi erariali.
  • 40 giorni, se le cartelle sottese all’intimazione di pagamento afferiscono a contributi previdenziali.

È essenziale verificare la natura del credito per individuare il termine corretto.

b) Motivi di contestazione

L’intimazione di pagamento può essere contestata per diversi motivi, tra cui:

  • mancata notifica della cartella esattoriale presupposta
  • prescrizione del credito intimato
  • vizi formali dell’atto
  • inesistenza o illegittimità del debito
  • decadenza dell’azione di riscossione

c) Giudice competente

La competenza varia in base alla tipologia del credito intimato:

  • Corte di Giustizia Tributaria → tributi (IRPEF, IVA, ecc.)
  • Giudice del Lavoro → contributi previdenziali
  • Giudice Ordinario → sanzioni amministrative (es. multe)

Conclusioni

L’intimazione di pagamento non è un atto da sottovalutare: rappresenta un passaggio cruciale nella fase della riscossione e può rapidamente sfociare in azioni esecutive.

Tuttavia, il contribuente dispone di diversi strumenti per difendersi:

  • intervenire tempestivamente (pagamento o rateizzazione)
  • verificare la legittimità del debito
  • valutare eventuali vizi dell’atto
  • attivare strumenti di tutela amministrativa o giudiziale

Una gestione consapevole e immediata della situazione può fare la differenza tra una semplice regolarizzazione e, al contrario, conseguenze patrimoniali rilevanti.


RICHIEDI UNA CONSULENZA

Il team di Daniele Brancale - Consulenza e Difesa Tributaria si occupa di problematiche legate alla riscossione esattoriale da più di 10 anni, avendo maturato una comprovata esperienza nella gestione degli atti e nella ricerca di soluzioni atte ad evitare procedure pregiudizievoli per il contribuente.

Se hai ricevuto una Intimazione di pagamento e desideri ricevere una nostra consulenza non esitare a contattarci al n. 340 9631958 o all’indirizzo mail: info@danielebrancale.it

Sfoglia questa categoria..

Richiedi una prima consulenza

Compila il form e ti ricontatteremo entro 24h.

Allega l'atto che hai ricevuto

Web Developement Obdo - graphic and web