28/03/2026

L’intimazione di pagamento rappresenta uno degli strumenti più incisivi utilizzati dall’Agente della riscossione per sollecitare il contribuente al versamento di somme già iscritte a ruolo.
Si tratta di un atto che spesso genera preoccupazione, ma che, se ben compreso, può essere gestito con consapevolezza e tempestività.
In questo articolo analizziamo in modo chiaro e operativo cosa comporta ricevere un’intimazione di pagamento e quali sono le possibili azioni da intraprendere.
L’intimazione di pagamento è un atto disciplinato dall’art. 50 del DPR n. 602/1973 e viene notificato quando è trascorso oltre un anno dalla notifica della cartella esattoriale senza che sia stato avviato alcun procedimento esecutivo.
Per il tramite di questo atto, l’Agente della riscossione invita formalmente il contribuente a pagare le somme dovute entro 5 giorni dalla notifica.
Se il contribuente non paga entro tale termine, il concessionario potrà procedere senza ulteriori avvisi con azioni esecutive, tra cui:
In sostanza, l’intimazione di pagamento rappresenta l’ultimo “avviso” prima dell’avvio dell’esecuzione forzata.
Non esiste un termine specifico per la rateizzazione dell’intimazione di pagamento: il riferimento resta quello generale previsto per i debiti iscritti a ruolo.
Tuttavia, è fondamentale distinguere due aspetti:
È quindi consigliabile agire con la massima tempestività, poiché una richiesta tardiva potrebbe non impedire l’avvio di pignoramenti o altre misure cautelari.
Bloccare gli effetti di un’intimazione di pagamento è possibile, ma dipende dalla situazione concreta del contribuente. Le principali strategie sono:
La soluzione più semplice è il pagamento integrale entro 5 giorni, che estingue il debito ed evita qualsiasi conseguenza.
Come detto, la richiesta di dilazione consente di evitare le azioni esecutive o di rimuoverle (se già avviate) con il pagamento della prima rata.
Il contribuente può presentare un’istanza di sospensione all’Agente della riscossione quando il debito è:
Questa procedura è particolarmente utile nei casi di errori o duplicazioni.
Se l’intimazione di pagamento presenta vizi di legittimità (difetto di notifica degli atti presupposti, intervenuta prescrizione del diritto alla riscossione), è possibile impugnarla dinanzi all’autorità competente (Corte di Giustizia Tributaria o Giudice Ordinario), a seconda della natura del credito intimato.
L’impugnazione dell’intimazione di pagamento è uno strumento fondamentale di tutela, ma deve essere utilizzato correttamente al fine di non incorrere in eventuali pronunce di inammissibilità.
In linea generale, il termine è di:
È essenziale verificare la natura del credito per individuare il termine corretto.
L’intimazione di pagamento può essere contestata per diversi motivi, tra cui:
La competenza varia in base alla tipologia del credito intimato:
L’intimazione di pagamento non è un atto da sottovalutare: rappresenta un passaggio cruciale nella fase della riscossione e può rapidamente sfociare in azioni esecutive.
Tuttavia, il contribuente dispone di diversi strumenti per difendersi:
Una gestione consapevole e immediata della situazione può fare la differenza tra una semplice regolarizzazione e, al contrario, conseguenze patrimoniali rilevanti.
Il team di Daniele Brancale - Consulenza e Difesa Tributaria si occupa di problematiche legate alla riscossione esattoriale da più di 10 anni, avendo maturato una comprovata esperienza nella gestione degli atti e nella ricerca di soluzioni atte ad evitare procedure pregiudizievoli per il contribuente.
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