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SALDO E STRALCIO AL 15% PER LE CARTELLE ESATTORIALI DEI CONTRIBUENTI IN DIFFICOLTA'

07/12/2018


Quella che doveva essere una data da dimenticare per milioni di contribuenti (vista la decorrenza del termine per pagare le rate della rottamazione bis scadenti al 31 ottobre), potrebbe, invece, clamorosamente rivelarsi come la più piacevole delle sorprese sotto l’albero..

E’ di questa mattina, infatti, la notizia che il governo starebbe pensando ad una nuova forma di sanatoria da inserire con un emendamento al senato da apportare al Ddl Bilancio 2019, attualmente sotto esame alla Camera.

Dalle poche indiscrezioni che filtrano, la novità dovrebbe riguardare il condono delle cartelle esattoriali con importi da 30.000 a 90.000 euro, in riferimento alle quali dovrebbe trovare ingresso il tanto famigerato “saldo e stralcio”, ovvero la possibilità di chiudere le pendenze debitorie con l’ex Equitalia pagando un importo forfettario del 15% sul totale complessivo dovuto.

Se verranno confermati i rumours delle ultime ore, quindi, i contribuenti potrebbero estinguere le proprie cartelle esattoriali pagando un’aliquota unica del 15% (non più dunque, il 6, il 10 o il 25 in base alla propria capacità reddituale), sull’intero importo iscritto a ruolo, finendo cosi per corrispondere soltanto una parte del dovuto anche in riferimento alla quota capitale del tributo.

Una misura sicuramente più vantaggiosa rispetto a quelle attualmente in vigore, rottamazione ter in particolare, dove l’unico risparmio che il contribuente riuscirebbe ad ottenere sarebbe rappresentato dal taglio di sanzioni ed interessi.

Istituto, quest’ultimo, abbastanza simile a quelli già visti con il precedente governo, dove, a voler essere sinceri, la maggior parte dei contribuenti non è riuscita ad accedere, considerato l’esiguo abbattimento ottenibile e il risicato tempo a disposizione per saldare l’importo dovuto.

Sicuramente l’attuale disciplina della definizione agevolata (rottamazione ter) riserba in sé maggiori vantaggi, dal momento che consente ai debitori di fronteggiare il proprio debito in un arco temporale più ampio (5 anni invece che un solo anno), ma la riproposizione di un risparmio pressoché identico aveva già scatenato l’ira ed i malumori dei cittadini interessati dalla misura, i quali, anche in ossequio alle spasmodiche promesse elettorali, attendevano agevolazioni molto più appetibili per fare pace con il fisco nel vero senso della parola.

In ragione di questo, dunque, il nostro auspicio (come difensori ed assistenti dei contribuenti) è quello che i proclami di queste ultime ore possano veramente tradursi in fatti concreti, anche perché, diversamente, si rischierebbe di assistere ad un definitivo atto di sfiducia dei contribuenti nei confronti delle istituzioni, gli unici soggetti ancora in grado di risollevare le sorti di un intero paese e, cosa non meno importante, di restituire serenità a milioni di famiglie travolte dalla crisi..

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